Scuola nel Bosco di Pavullo

Attività

Piccola postilla

Nel momento in cui  decidiamo di descrivere qualcosa, per esempio una tipica giornata all’interno della nostra scuola,  cadiamo subito nell’errore di cristallizzare in una definizione e in dei confini le azioni stesse. Questo perché    ogni giorno è  davvero una scoperta. Facciamo un passo indietro. Uno degli ultimi corsi di formazione a cui abbiamo partecipato parlava di diversi tipi di progettazione educativa: una maestra per svolgere il suo lavoro potrebbe seguire dei progetti già esistenti con linee guida rigide o seguire solo il caso: entrambe le strade sono degli estremi. Bisogna trovare la giusta misura… Niente di più difficile. Per la peculiarità della nostra scuola è impossibile stabilire a priori una progettazione educativa, ma nel corso del tempo e con molto dolore, ci siamo resi conto che dopo l’osservazione del lavoro spontaneo del bambino e dei suoi interessi possiamo agire. Solo dopo e solo in quella direzione.

Inizia una giornata

Dalle 8,20 alle 9 c’è l’accoglienza: un momento fondamentale che per ora facevamo al chiuso ma che con la primavera avremmo spostato all’esterno. Un tempo in cui i bambini possono, in un clima molto pacato e sereno, scegliere tra le proposte di materiale d’ ispirazione montessoriana in base a ciò che lo interessa maggiormente. Ma in cui possono anche scegliere di osservare quello che fanno gli altri.

I genitori salutano i propri bambini dando loro il tempo necessario per un sano saluto: alcuni  saluti avvenivano di fretta perché il bambino fremeva per poter continuare il gioco lasciato lì il giorno prima; a volte, invece, richiedevano la presenza del genitore per vari minuti  per potersi salutare con più calma.

In questo momento così peculiare della giornata la maestra  osserva,  aiuta solo dove richiesto, e stimola l’uso di una voce bella e bassa  per rispettare la concentrazione di tutti.

 

Pronti per il bosco

Dopo aver accolto tutti i bambini la giornata ha inizio. Ci salutiamo e scopriamo chi c’è e chi non c’è. Qualche bambino ha preparato la merenda di frutta, tagliandola a pezzi o sbucciandola, altri  la distribuiscono a tutti. Il momento della merenda è un momento tranquillo dove chiacchierare con i vicini di tavolo e decidere dove  andare.

Da lì a poco sceglieremo la nostra meta: all’inizio dell’anno veniva spesso proposta dalla maestra perchè ancora i bambini non conoscevano i luoghi, ma dopo qualche mese siamo in grado di decidere insieme dove è meglio andare quel giorno. Gradualmente siamo diventati un gruppo affiatato e riusciamo insieme a confrontarci e decidere: il bastone della parola ci aiuta ad esprimere il nostro parere senza sovrastare la voce di nessun altro . Dobbiamo valutare tante cose, il tempo atmosferico, la nostra voglia di camminare, i giochi lasciati in sospeso che qualcuno ha voglia di portare a termine. Arriviamo sempre a una decisione comune e se qualcuno non è stato accontentato promettiamo che il giorno dopo valuteremo con più forza la sua proposta.

Pronti ad uscire: “attaccatevi alla corda”, frase ripetuta molte e molte volte: per camminare in  strada sul marciapiede abbiamo una corda dove abbiamo fatto  semplici nodi da marinai ricavando delle maniglie, dove i bambini si tengono attaccati per restare vicini. Andiamo al passo del più lento e aspettiamo tutti. Con calma e dopo tante chiacchiere e scoperte…abbiamo tanto da osservare intorno a noi, arriviamo al luogo prescelto.

Potrebbe essere il Palazzo Ducale (la tana o la caverna dell’orso, la vasca dei pesci o la casetta di Babbo Natale, luoghi a cui i bambini hanno dato un nome), la pinetina sopra la nostra scuola, il parco dei Frati, il fornaio in centro, la piazza del Comune, la strada per la Torricella (sempre bella piena di pozzanghere). O quando siamo ancora più fortunati ci attende un pulmino che ci porterà in luoghi lontani e misteriosi (le località fuori Pavullo) come la Torre di Lavacchio, i prati di Serra Parenti, alla ” grande quercia” a Campiano, al castagneto del Marzolaio, al castello di Montecuccolo, ai castagneti di  Semese.

Insomma davvero ogni giorno è un’avventura.

Ritorniamo per pranzo, sempre un po’ in ritardo perché i bambini hanno molto da fare ed è difficile interrompere le loro scoperte.

Ogni bambino si veste e si sveste da solo, con l’attrezzatura da esterno come le tute da pioggia e gli stivaletti perché crediamo fermamente che sia essenziale insegnargli ad essere autonomi, anche se questo vuol dire aver la pazienza di lasciargli tutto il tempo necessario. Vedere la soddisfazione nei loro occhi quando finalmente riescono con poco sforzo a infilarsi la giacca o ad allacciarsi la cerniera o togliersi gli stivaletti è bellissimo. Semplici gesti per noi adulti che spesso non abbiamo il tempo di far vedere ai nostri bambini. Serve tanto tempo e pazienza, ma sono virtù indispensabili per far nascere nei bambini autostima e fiducia in se stessi. Crediamo ne valga assolutamente la pena.

Si mangia

Il pranzo è fatto di tanti gesti di autonomia, dall’apparecchiare al versarsi da soli la minestra e il secondo in base alla propria fame (che di solito è molta!), dal riempire le caraffe e versarsi da soli l’acqua nei bicchieri: tutto rigorosamente di vetro e di ceramica, perché imparare è un gioco molto serio e va fatto senza barare. Ricordiamoci che l’attenzione e l’impegno è misurato in base alla qualità dei materiali che ogni bimbo a disposizione.

Il riposo

Infine dopo pranzo e dopo anche un po’ di tempo per il gioco libero o strutturato, si va nanna: ognuno sceglie un libro e lo legge avidamente nel suo lettino; i più grandi dopo un breve riposo si alzano per fare attività da grandi:  qui le attività d’ispirazione montessoriana diventano più strutturate e complesse. Al risveglio dei piccoli di nuovo merenda e poi tutti  a casa… è stata una giornata lunga ed emozionante… le mamme o i papà o i nonni non vedono l’ora di farsi raccontare le avventure della giornata!